Faq

Questa breve guida ha il compito di aiutare l’utilizzatore privato (la coppia di sposi, o il privato che desideri dei ritratti) a sfruttare al meglio i servizi di un fotografo professionista, fornendo gli strumenti per capire “dall’interno” quali sono i meccanismi che regolano questo settore, che ne fissano le regole, che determinano i prezzi. In sostanza una breve guida per capire se le richieste che giungono dal Fotografo sono fondate o meno, e come destreggiarsi nel settore specifico.

 

Per la determinazione dei prezzi, si trova un sistema dettagliato, con guida passo passo, e gratuito al sito www.tariffario.org, che è stato realizzato proprio per risolvere i problemi di interfaccia fra cliente e fotografo. Sono davvero innumerevoli le variabili che determinano il prezzo finale di un servizio professionale. Sul costo di ciascun lavoro influiscono, fra l’altro:

  1. Il livello professionale del fotografo contattato.
  2. La complessità di realizzazione dell’immagine, sul piano tecnico od organizzativo.
  3. L’apporto creativo richiesto al fotografo.
  4. La destinazione d’uso della fotografia.
  5. L’entità della commessa di lavoro.
  6. La predisposizione all’elasticità tariffaria del professionista.
  7. L’entità degli investimenti e della strutturazione dello studio.
  8. Gli anni di esperienza del professionista.
  9. Le spese legate alla dislocazione geografica dell’attività

Se il problema delle tariffe fosse riconducibile alla sola difficoltà tecnica di realizzazione delle immagini, la valutazione del “valore” dell’immagine sarebbe semplice. Dato che, invece, occorre dare un preciso valore commerciale a molti elementi di difficile quantificazione, ecco comparire diversi parametri e diversi sistemi di calcolo. Nel dettaglio:

  1. Il livello professionale del fotografo contattato. Così come avviene in qualsiasi professione intellettuale, è possibile rivolgersi all’uno od all’altro professionista, (medico, avvocato, commercialista, eccetera) sapendo che l’effettiva capacità professionale e la “visibilità” sul mercato di ciascun professionista genera tariffe molto diverse fra loro.
  2. La complessità di realizzazione dell’immagine sul piano tecnico od organizzativo. L’affermazione che una fotografia complessa sul piano tecnico (o quello organizzativo) richiede più tempo per la sua realizzazione e quindi costa di più è banale perché ovvia. Ciò che, invece, spesso non si considera con altrettanta naturalezza è il fatto che l’incremento di qualità al di sopra dello standard base comporta aumenti dei costi di produzione non solo “proporzionali”, ma “più che proporzionali”. Facciamo un esempio banale, ma molto vicino al concetto valido anche in fotografia. Comprare un paio di etti di riso e farli bollire costa pochissimo. Farsi preparare in trattoria od in mensa un piatto di riso in bianco costa ancora abbastanza poco, anche se — rispetto al costo delle materie prime — il lavoro e la “struttura” della trattoria fanno già lievitare il prezzo di una decina di volte. Se quel riso deve diventare un risotto con la possibilità di scelta “alla carta”, il servizio sarà molto migliore, ma il fatto di dovere garantire la disponibilità di diversi condimenti rappresenterà un incremento notevole dei costi generali, e il riso costerà due o tre volte tanto, o anche più se ci si rivolgerà ad un buon ristorantino. Se al risotto, già curato, si aggiungeranno condimenti di pregio (come i tartufi) il costo sarà di parecchio superiore, e cioè si eleverà in maniera più che proporzionale.Se, poi, si desidera mangiare un risotto prelibato preparato da un maestro nel suo campo, i costi di promozione, di rappresentanza e il surplus legato alla fama dello chef porteranno il costo finale ad essere anche di cento volte superiore a quello di un piatto base di riso. Siamo sempre dinanzi ad un risotto, ma ad ogni miglioramento, il perfezionare il risultato richiede sforzi e costi sempre più consistenti. Allo stesso modo, raggiungere livelli di perfezionamento elevati su immagini fotografiche abbastanza complesse richiede un dispendio di tempo molto, molto maggiore rispetto a quanto non occorra per migliorare in modo avvertibile un’immagine semplice. Così, tanto maggiore è il livello di qualità raggiunta, tanto più costoso – per tutti, cliente e fotografo stesso – è il passaggio ad un grado superiore di perfezionamento tecnico.
  3. L’apporto creativo richiesto al fotografo. Come già descritto in precedenza, la crescita della capacità creativa ed interpretativa di un fotografo richiede molta esperienza, oggettive capacità (rare) e applicazione. Sapere parlare è alla portata di tutti. Saper parlare bene è cosa che solo una parte delle persone sa fare. Saper parlare bene ed essere capaci di convincere e coinvolgere gli uditori, è un dono che hanno solo in pochi. Tanto più elevato è il grado di coinvolgimento creativo richiesto al fotografo, tanto più tempo occorrerà (e sarà occorso negli anni precedenti) al fotografo stesso per offrire i suoi servizi a quel livello.
  4. La destinazione d’uso della fotografia. Nel caso della fotografia di cerimonia o di ritratto, questo aspetto— importantissimo per altri settori — ha un’importanza minore, Il privato cittadino che chiede delle immagini per se e per i suoi cari, di fatto paga per un diritto d’uso privato. Il prezzo sarebbe diverso se si utilizzassero le immagini per utilizzi pubblicitari od editoriali.
  5. L’entità della commessa di lavoro. Come è abbastanza intuibile, il costo per la realizzazione di una o due immagini la cui produzione sia isolata da altre è maggiore rispetto a quanto si verrebbero a pagare unitaria- mente immagini simili, ma realizzate in un contesto di venti o trenta riprese. Questo è un meccanismo semplice da afferrare.
  6. La predisposizione all’elasticità tariffaria del professionista. Nel condurre la trattativa, subentrano anche fattori come la disponibilità che l’autore può avere nel trovare strade di forfaittizzazione, specialmente con clienti che ragionevolmente garantiscono fatturati continuativi e consistenti nell’arco dell’anno.
  7. L’entità degli investimenti e della struttura dello studio. Con già accennato, le spese vive per impiantare e gestire uno studio sono molto consistenti; proprio questa voce può quindi influire anche in modo marcato sui costi generali. Tuttavia, uno studio ben attrezzato ha la possibilità di offrire livelli qualitativi maggiori, e miglior produttività; questo, ad esempio, può significare che un costo giornaliero più elevato si traduca in un risparmio a consuntivo, grazie alla miglior produttività raggiunta dallo studio attrezzato in maniera più idonea.
  8. Gli anni di esperienza del professionista. Anche se il binomio “esperienza = capacità” non è sempre vero, uno degli elementi che può influire sulla determinazione della tariffa è anche l’esperienza acquisita sul campo. Con buona probabilità, un fotografo ai primi passi si troverà ad occupare un livello professionale basilare; alla stessa stregua, il trascorrere degli anni può offrire possibilità di evoluzione professionale notevoli
  9. Le spese legate alla dislocazione geografica dell’attività. Infine, vanno valutati i fattori locali: il mantenere attiva una posizione professionale in una grande città comporta costi di gestione oggettivamente più alti, su tutto, rispetto ai costi generali da sostenersi lavorando in una zona decentrata; questo aspetto influisce sul prezzo finale, anche se in misura non tanto pronunciata quanto gli altri fattori.
Il fotografo conserva, per consuetudine, un diritto di antologizzazione, che gli lascia la facoltà di raccogliere le immagini realizzate fino a quel momento in un “book” autopromozionale, usato per mostrare direttamente ai potenziali clienti il genere di fotografia che è in grado di fare. Tuttavia, poiché nel caso di matrimonio e ritratto le fotografie riportano il volto delle persone (i committenti, cioè voi stessi), il fotografo— che mantiene un diritto come Autore delle sue immagini – non ha tuttavia un diritto automatico di pubblicare queste immagini (su stampati come volantini, pagine pubblicitarie, sito internet, manifesti, eccetera). Per potere pubblicare queste immagini, occorre l’assenso delle persone ritratte, assenso che può essere espresso verbalmente ma, per evitare contestazioni, viene solitamente ricordato in qualche traccia scritta (una lettera di commissione del servizio che preveda questa possibilità, od un’apposita liberatoria o release). Per capirci, quindi: il fotografo può raccogliere le immagini, anche di ritratto, in un suo book che mostra direttamente alle persone che lo contattano; questa non è una “pubblicazione”. Se, invece, desidera esporre le immagini alla visione di un pubblico in distinto e non controlla- bile (come lo sono gli stampati, i manifesti, i siti web, ecc.), allora occorre che voi — persone ritratte — ne siate informati e consenzienti. Anche in questo caso, è bene quindi pattuire la cosa in origine, o affidarsi ad uno Studio che vi abbia dato la garanzia di osservare il Codice di Autoregolamentazione TAU Visual per la Fotografia Professionale di Cerimonia e Ritratto.
Uno dei più frequenti motivi di incomprensione fra fotografo e sposi è la questione sulla proprietà degli originali (negativi su pellicola, o files digitali sorgenti). È normale che gli sposi chiedano insistentemente questa consegna, ed ha tuttavia un fondamento motivato l’ostacolo che spesso i fotografi oppongono a questa consegna… È questo uno dei rari casi nei quali la verità sta davvero nel mezzo: in assenza di diversi patti scritti, gli originali delle riprese di matrimonio, cerimonia e ritratto per legge appartengono fifty-fifty (cioè in proporzione uguale) sia al fotografo che agli sposi che hanno commissionato il servizio. E quindi: a) È corretto che vengano custoditi presso lo studio del fotografo, sempre nel rispetto delle norme sulla privacy (non può avvenire pubblicazione senza assenso). b) È corretto che gli sposi non pretendano la consegna incondizionata ditali originali, ma la richiedano a fronte di un giusto compenso. c) È corretto che il fotografo non li consegni “di default”, ma dia la possibilità di riscattare la quota di “proprietà” degli sposi. d) Conseguentemente, sono invece sbagliate le posizioni sia degli sposi che pretendono la consegna su semplice richiesta, come anche è sbagliata la posizione del fotografo che si rifiuti, ad ogni costo, di consegnarli. L’argomento è abbastanza complesso. Si trovano maggiori dettagli alla pagina www.fotografi.org/negativi. Queste indicazioni valgono IN ASSENZA di ACCORDI espliciti sulla disponibilità degli originali. Se esistono scritture di accordi interpersonali, valgono tali accordi. Suggeriamo diaffidarsi ad uno Studio che vi abbia dato la garanzia di osservare il Codice di Autoregolamentazione TAU Visual per la Fotografia Professionale di Cerimonia e Ritratto.
Non esistono norme imperative di Legge, né consuetudini che siano automaticamente vincolanti per le parli, in generale. Quindi, la soluzione preferibile è che — in fase di contrattazione iniziale, si provveda a pattuire a priori il costo del riscatto degli originali. In assenza di pattuizione, orientativamente gli originali possono essere valutati in proporzione al costo pagato per il servizio, e in relazione inversa al tempo trascorso dalla realizzazione della cerimonia. Quanto più recente è la data di realizzazione del servizio, tanto più elevato è il valore di riscatto. In via orientativa, come suggerimento e NON come regola: Tempo del riscatto originali entro 1 anno dalla cerimonia da 1 a 3 anni dalla cerimonia da 3 a 7 anni dalla cerimonia da 7 a 10 anni dalla cerimonia % sul costo del servizio 25-30% del costo complessivo 15-20% del costo complessivo 10-15% del costo complessivo 5-10% del costo complessivo Oltre il decimo anno non esiste per il fotografo obbligo di conservazione degli originali. Quindi, ad esempio: i negativi di un servizio di cerimonia pagato a forfait 2.000 euro, possono avere un valore di riscatto di 500 euro se richiesti immediatamente dopo le nozze (25% del prezzo totale), oppure di circa 200 euro verso il 4 anno (10%), eccetera. Le percentuali indicate sono solo orientative, e non vincolanti. Ogni Autore ha piena facoltà di applicare prezzi a sua discrezione, purchè pattuiti con i committenti.
Generalmente parlando, è vero, perché il fotografo è autore di un’interpretazione, e come tale è protetto esplicitamente dalla legge sul diritto d’autore, anche per quello che riguarda i diritti morali. Nel caso della fotografia di matrimonio, è quindi corretto che l’album sia firmato dall’autore. Non è previsto per legge che l’eventuale firma su ogni immagine debba essere apportata sul fronte (mentre devono essere identificate sul retro). Poiché esiste un generico diritto/dovere alla firma delle immagini creative, è fortemente preferibile chiarire fin da subito se il fotografo firmerà o meno le immagini con un suo logo sul fronte dell’immagine, perché questa soluzione può far piacere (è una prova dell’autorialità del servizio), ma in alcuni casi può risultare sgradito agli sposi. È bene quindi pattuire la cosa in origine, o affidarsi ad uno Studio che vi abbia dato la garanzia di osservare il Codice di Autoregolamentazione TAU Visual per la Fotografia Professionale di Cerimonia e Ritratto.
È presto detto: raffazzonare un servizio fotografico può fare risparmiare qualche decina o qualche centinaio di euro, perdendo però un’occasione probabilmente irripetibile per fissare in maniera davvero suggestiva i ricordi di un evento importante, od un momento della vita — o del proprio essere — che non torneranno mai più. La parola scritta richiede attenzione e concentrazione, mentre l’immagine comunica con immediatezza e con forza. La parola scritta è necessaria per trasmettere concetti complessi (come questo documento), ma nella comunicazione visiva l’efficacia e l’immediatezza dell’immagine è assolutamente imbattibile ed insostituibile. Una cerimonia privata può essere – attraverso l’immagine – fatta percepire alle persone che erano assenti all’avvenimento come più o meno riuscita, in funzione della scelta delle immagini. L’aspetto del proprio volto o della propria figura — e quella dei propri cari — può essere migliorata ed esaltata dalle capacità di un professionista dell’immagine. Lesinare sulla capacità di comunicazione dell’immagine significa gettare al vento gran parte del resto dell’investimento, della cura per l’evento, o della cura di sé. Nel mondo dell’informazione, la sostanza della comunicazione passa in grandissima parte attraverso il linguaggio inespresso delle immagini.


Questo documento è stato predisposto dall’ Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual, e diffuso — per tramite dei suoi Soci — ad uso ed utilità dei Clienti che ricorrono a fotografi professionisti.